Oggi si campiona… le ciliegie di Marostica! (Parte 1)

Da metà maggio fino a metà giungo abbiamo attraversato un periodo “matto e disperatissimo” di raccolta delle ciliegie.

Una giornata tipo? Sveglia, caffè e pronti… via!

Il laboratorio è proprio ordinato: sacchetti, scatole e provette già etichettate con i nomi dei campioni, appoggiate in bella mostra su uno dei tavoli del lab; due becker (per i meno esperti, una sorta di mega-“bicchieroni” di vetro) da un litro, a loro volta inseriti all’interno di scatoloni di polistirolo, sopra il bancone centrale. Apro le finestre per dare un po’ d’aria alla stanza, mentre aspetto i miei colleghi. Di solito Martino è il secondo ad arrivare perché prima va ad accendere tutte le attrezzature del laboratorio del piano di sopra. Stefano, Alessandra e Flavia-2 arrivano quasi in contemporanea e sanno già che dovranno prendere gli scatoloni con gli stivali, i guantoni da lavoro eccetera, da portare in macchina. Io, invece, provvedo a sistemare tutte le altre cose prima del loro arrivo fuori dalla porta del lab: controllo che tutto il materiale sia presente e, dal nostro computer centrale, recupero contatti e indirizzi dei produttori, insieme alla scaletta dei campionamenti che dovremo fare oggi.

Perfetto, si parte per campionare ciliegie. Destinazione finale: Marostica. Tutti pronti?

Ma cosa significa esattamente campionare?

Il campionamento è un’operazione che si compone di due fasi, una propedeutica all’altra:

  1. pianificazione e raccolta in pieno campo (cioè nel campo dove cresce la frutta/verdura) del materiale vegetale;
  2. preparazione del materiale per la conservazione e le successive analisi.

La prima fase è, di per sé, la più complessa e rischiosa; infatti, non sono ammessi errori, pena il fallimento dell’intero progetto di ricerca. Consiste in un’attenta pianificazione della raccolta dei campioni per ottenere una descrizione sia qualitativa, sia quantitativa dei diversi “metaboliti” (molecole di piccole dimensioni, responsabili di buona parte del colore, sapore, aroma e palatabilità dei frutti e dei vegetali, e anche delle loro proprietà salutistiche) di una particolare tipologia di frutti. Di solito contattiamo i produttori almeno un paio di giorni prima della raccolta, per stabilire il numero di frutti da prelevare e la modalità di raccolta degli stessi.

Non è un lavoro facile dato che i produttori sono sempre molto impegnati e non è proprio agevole per loro avere degli scienziati che camminano tra i campi! Ma è solo grazie alla loro consulenza esperta che possiamo raggiungere una corretta pianificazione della raccolta della frutta nel giusto stadio di maturazione che, come potete immaginare, è strettamente legato ai fattori ambientali.

“Ma quanti frutti dobbiamo raccogliere”?

La risposta, che in realtà è molto più complessa di quanto si possa immaginare, può essere riassunta con la frase: “dipende dal tipo di analisi”.

Per la quantificazione della vitamina C, ci siamo serviti di 30 frutti, per la metabolomica di 300 frutti e di altri 30 per le indagini agronomiche.

E se, per caso, qualche frutto presenta delle imperfezioni?”, “Se ha un insetto dentro o un’ammaccatura, e quando abbiamo raccolto non ce ne siamo accorti? Cosa facciamo?”, “Se il numero minimo di frutti per effettuare le analisi non può essere raggiunto, gettiamo via tutto nella spazzatura?”.

Ma scherziamo? Nel nostro laboratorio non è usanza né arrendersi, né buttare via dei campioni dopo tutti i sacrifici fatti sia da noi, sia dagli agricoltori. Proprio per evitare brutte sorprese, in fase di pianificazione abbiamo deciso di alzare il numero di frutti raccolti da 360 a 400, per andare sul sicuro.

Ok. E una volta stabilita la quantità, come si svolge praticamente la raccolta?”.

Per rispondere a questa domanda, mi piacerebbe raccontarvi un esempio pratico. Prendiamo in considerazione un albero di ciliegie: i suoi frutti saranno disposti in diverse posizioni nella chioma dell’albero, nella parte alta, bassa, più all’esterno e all’interno. Inoltre, la maturazione delle ciliegie non è così omogenea come si potrebbe pensare. Occorre quindi scegliere le ciliegie in maniera accurata, cercando di raccogliere quelle mature e in tutte le zone della chioma, in modo che il campione sia rappresentativo. Infine, per le stesse ragioni di rappresentatività è preferibile raccogliere le ciliegie da più alberi rispetto che da un solo albero, in quanto il metaboloma, ovvero l’insieme dei metaboliti del frutto potrebbe variare da un albero all’altro e dalla posizione di quest’ultimo nell’azienda. Perciò abbiamo deciso di raccogliere ciliegie da 20 piante diverse, suddivise a loro volta in quattro gruppi corrispondenti ai diversi punti cardinali dell’azienda.

 

Mauro Commisso

Mauro Commisso

Università di Verona

Post doc e assegnista di ricerca presso il laboratorio di Biologia Vegetale e Metabolomica coordinato dalla professoressa Flavia Guzzo. Il mio percorso formativo parte da un diploma all’istituto tecnico agrario, seguito dalla laurea triennale in Biotecnologie Agroindustriali e dalla laurea specialistica in Biotecnologie Agroindustriali, due anni dopo. Dopo i successivi tre anni di dottorato di ricerca in Biotecnologie Applicate, ho ottenuto il titolo di Dottore di Ricerca e, da due anni, sono assegnista di ricerca. Amo molto ciò che faccio, ricerca, applicare la mente a nuove scoperte, e anche trasmettere il mio sapere agli altri.